• Canòpo

    Questa struttura evoca un braccio del fiume Nilo con il suo delta, che congiungeva l'omonima città di Canopo, sede di un celebre tempio dedicato a Serapide, con Alessandria, sul delta del Nilo. L'identificazione col Canopum citato nell'Historia Augusta si deve a Pirro Ligorio, architetto napoletano al servizio di Ippolito d'Este. J.C. Grenier vi vide invece la rievocazione simbolica del viaggio di Adriano in Egitto, da cui l'imperatore ricondusse numerosi materiali e statue, e durante il quale trovò la morte il suo celebre amasio Antinoo. Attorno alla piscina-canale correva un elegante colonnato, con copie di famose statue greche, come le statue delle cariatidi, copie romane di quelle dell'Eretteo, che sono rivolte verso la piscina e non verso i visitatori, creando così un riflesso incantevole sulla superficie dell'acqua.

    Fonte Esterna

  • Fontana del Pegaso

     Situata fra rocce e vegetazione, alle spalle della Sibilla Albunea della sottostante fontana dell'Ovato, la fontana è formata da una vasca di forma circolare, al centro della quale si trova una grande roccia, sulla quale trionfa la statua del mitico cavallo alato Pegaso, nato dalla decapitazione di Medusa, rampante su due zampe, e dalle ali spiegate, quasi stesse spiccando il volo dopo essersi abbeverato nella fonte. La composizione ricorda la storia di Pegaso, che giunto sul monte Elicona, sbattendo il suo zoccolo sul terreno, fece sgorgare la fonte Ippocrene, sacra alle muse. Sullo sfondo, la chiesa romanica di San Pietro alla Carità, verso la quale si apre uno dei cancelli della villa d'Este. La chiesa fu costruita nel V secolo sul sito di una villa romana - probabilmente la stessa della quale sono stati riportati alla luce alcuni resti sotto i pavimenti delle sale della villa - per ordine del tiburtino Papa Simplicio.  

    Fonte Esterna

  • Fontana dell'Ovato

    Situata alla sinistra del viale delle Cento Fontane, in un luogo apposito leggermente in disparte, ma non certo oscurata alla vista dalle varie parti del giardino, è la Fontana dell'Ovato o Fontana di Tivoli, anch'essa progettata da Pirro Ligorio e realizzata nel 1567. In questa fontana confluisce l'acqua convogliata dal fiume Aniene attraverso un canale che passa sotto la città. Viene detta dell'Ovato, per la sua particolare forma ad esedra ovale, con al centro la grande vasca nella quale finiscono tutte le acque cadenti e zampillanti della fontana. È detta anche, per la sua bellezza, "Regina delle fontane", una denominazione che si vuole le sia stata attribuita dall'arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini, esule a Tivoli, dove fu ospite del cardinale Ippolito.

    Fonte Esterna

  • GuidaTuristica

  • Ippolito d'Este

  • Mentorella

  • Museo Archeologico Nazionale Palestrina

    Il Palazzo, originariamente fortezza dei Colonna, come testimoniano i numerosi stemmi presenti nel suo interno, fu realizzato intorno al 1500 sopra la parte alta del santuario, lì dove era posto il tempio vero e proprio. Nel 1630 divenne proprietà della famiglia Barberini, che avviò opere di ingrandimento e miglioramento fino a raggiungere la forma attuale. Divenuto museo nel 1953, è stato recentemente riallestito.Al piano terra si segnalano: due are dedicate dai decurioni e dal popolo di Praeneste alla Pax e Securitas Augusti; un rilievo a faccia leggermente curva, probabilmente impiegato in una fontana monumentale, con rappresentazione di una lupa che allatta i cuccioli in un paesaggio silvestre (della stessa serie dei rilievi Grimani ora a Vienna), tra i più raffinati prodotti della scultura tardo augusteaIl Palazzo Barberini-Colonna un rilievo trionfale di Traiano; la testa marmorea della dea Fortuna, rinvenuta all'interno del pozzo sacro della Terrazza degli Emicicli, originale tardoellenistico della fine del II sec. a.C.; una statua in marmo bigio, originale tardoellenistico, forse statua di culto di Iside.
    Al primo piano, invece, l'ala sinistra accoglie alcuni dei reperti provenienti dalla necropoli di Praeneste (il resto è conservato principalmente a Roma, nel Museo di Villa Giulia).Le sale mostrano una splendida collezione di ceramiche e soprattutto bronzi di artigianato locale, specie gli specchi a decorazione incisa del IV-III sec. a.C. La collezione è arricchita anche dai singolari segnacoli funerari a pigna ed a busto femminile, nonchè da urne e sarcofagi. L'ala sinistra conserva materiale proveniente principalmente dal Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli. Di particolare importanza gli elementi di decorazione architettonica, specie le terrecotte (da notare le lastre fittili con tracce di policromia rappresentanti cortei di divinità su carri, di VI sec. a.C.). Notevole anche il materiale votivo, che offre un affascinante colpo d'occhio sulla religiosità popolare antica.Al terzo piano è conservato il più grande mosaico ellenistico conservato, il Mosaico Nilotico, che pavimentava originariamente l'abside dell'Aula Absidata.Il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina dal 15 novembre 2014 ha arricchito il proprio percorso di visita con una nuova sala dove è stata esposta la copia dei Fasti Praenestini, il calendario fu elaborato tra il 6 e il 10 d.C. dal grammatico ed erudito Verrio Flacco, che fu educatore dei nipoti dell'imperatore Augusto.Del calendario, inciso su lastre di marmo ed in origine esposto nel foro di Praeneste si conservano i frammenti di quattro mesi, rinvenuti a partire dalla fine del XVIII secolo ed oggi esposti al Museo Nazionale Romano, sede di Palazzo Massimo a Roma. La grande iscrizione è un prezioso documento della riforma del calendario voluta da Giulio Cesare nel 45 a.C. con la quale venne introdotto il sistema dell'anno bisestile ogni quattro anni.Grazie alla disponibilità della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma ed alla concreta collaborazione della Banca di Credito Cooperativo di Palestrina è stata realizzata una copia della grande iscrizione con la metodologia della scansione con laser 3D, al fine di offrire al pubblico del museo la documentazione fedele di un importantissimo monumento che fa parte integrante della storia e della topografia della città antica. La sala espone anche due meridiane di recente ritrovamento, che completano l'illustrazione dei sistemi di misurazione del tempo in epoca romana. La prima proviene da recenti scavi effettuati a San Cesareo, nella cosiddetta "villa di Massenzio"; la seconda, rinvenuta a Palestrina nell'area di un grande edificio pubblico della città, appartiene ad un tipo semisferico, piuttosto raro, dove, oltre alle ore, erano indicati anche gli equinozi e i solstizi. Il 6 dicembre 2014 si è svolto il convegno ( dedicato al ritrovamento della tomba 11) "La dama degli zaffiri e altri ori" cui ha fatto seguito l'inaugurazione di una vetrina della sala mostre del Museo, destinata all'esposizione permanente di gioielli e oggetti di ornamento di età imperiale, comprendente: il diadema in oro e zaffiri della deposizione femminile rinvenuta nel territorio quintanese di Colonna; i gioielli tardoantichi provenienti dalla necropoli di Colle Noce presso San Ceseareo ; l'anello di Carvilio rinvenuto a Grottaferrata; gioielli e gemme provenienti da un recupero della Finanza nel 2002.

  • Ostia Antica

  • Palestrina

    La città sulle pendici del Monte Ginestro da quasi tremila anni domina sulla campagna a sud-est di Roma. Da questa posizione Praeneste controllava le strade di comunicazione tirreniche tra nord e sud, ricavando da ciò la sua ricchezza e potenza. Per avvicinarsi a capire la realtà di una città antica come Palestrina, i suoi resti archeologici, le sue chiese e l'ambiente circostante, ci sono molte chiavi di lettura. Quella storica che vede la città fondata circa nove secoli prima di Cristo, impegnata nella lega latina contro la potenza nascente di Roma, nel contrasto tra Colonna e il Papato, bombardata durante la II guerra mondiale. Quella monumentale, segno di un passato glorioso, ricco e aperto alle innovazioni culturali testimoniato dallo stupefacente Santuario della Dea Fortuna Primigenia. Quello culturale, con Giovanni Pierluigi da Palestrina, principe della musica polifonica, con Verrio Flacco, grammatico latino e i fratelli Heinrich e Thomas Mann, che durante i loro soggiorni estivi nella città trovarono l'ispirazione per alcune delle loro principali opere. Non e possibile in poche righe fornire un quadro esaustivo di questa ricchezza

  • Palezzo Barberini

  • Piazza d'Oro

    Era un complesso periptero con una vasca centrale rettangolare, che tagliava longitudinalmente la spianata dei giardini, sul cui lato minore meridionale si staglia un grandioso edificio con pianta centrale ottagonale dotata di cupola. Le colonne, disposte su un peristilio a quattro bracci circondato da un portico sono realizzate in marmo cipollino e granito egiziano. Sui bracci est ed ovest si delineano due lunghi corridoi (criptoportici). Da quello orientale si accede all'edificio principale. Qui gli ambienti disegnano andamenti ora concavi ora convessi, rendendo un bellissimo gioco visivo. La curata disposizione degli ambienti mistilinei consente di scorgere il ninfeo semicircolare che chiude la costruzione.

    Fonte Esterna

  • Tivoli

  • Villa Adriana

  • Villa d'Este

    La villa fu voluta dal cardinale Ippolito II d'Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia (Ferrara 1509 - Roma 1572), su un sito già anticamente sede di una villa romana.

    La storia della sua costruzione è legata alle vicende del suo primo proprietario. Papa Giulio III del Monte volle ringraziare il cardinale d'Este per l'essenziale contributo dato nel 1550 alla propria elezione al soglio pontificio nominandolo governatore a vita di Tivoli e del suo territorio. Il cardinale arrivò a Tivoli il 9 settembre e vi fece un'entrata trionfale, scoprendo però che gli sarebbe toccato di abitare in un vecchio e scomodo convento annesso alla chiesa di Santa Maria Maggiore, edificato secoli prima dai benedettini, ora tenuto dai francescani e parzialmente riadattato a residenza del governatore.

    Ippolito era abituato a ben altro, nella sua Ferrara e anche a Roma, ma l'aria di Tivoli gli giovava e inoltre - grande cultore di antichità romane - era molto interessato ai reperti che abbondavano nella zona. Decise perciò di trasformare il convento in una villa. Questa sarebbe stata la gemella del grandioso palazzo che stava contemporaneamente facendo costruire a Roma, a Monte Giordano; mentre il palazzo romano doveva servire ai ricevimenti "ufficiali" nell'Urbe, la villa di Tivoli avrebbe dovuto essere piacevole luogo d'incontri e di colloqui più lunghi e meditati. Non a caso il luogo in cui sorse la villa aveva il nome di "Valle Gaudente".

    I lavori furono affidati all'architetto Pirro Ligorio, affiancato da un numero impressionante di artisti e artigiani. La realizzazione della fabbrica seguì però le vicissitudini curiali del cardinale governatore, destituito nel 1555 dal papa Paolo IV Carafa, poi ripristinato nella carica da papa Pio IV nel 1560, poi danneggiato nelle prebende dai pessimi rapporti di papa Pio V con i francesi, che erano da sempre i suoi grandi alleati. Si dovettero inoltre acquistare i terreni necessari da ben due chiese appartenenti a ordini diversi, operazioni che durarono fino al 1566, e convogliare le acque dell'Aniene con nuovi cunicoli che provenivano dalle cascate. Anche i materiali da costruzione creavano problemi: il permesso, ottenuto dal Senato di Roma, di utilizzare il rivestimento di travertino della tomba di Cecilia Metella per i lavori di costruzione della villa, venne successivamente revocato (non prima che fosse asportato tutto il rivestimento della fascia inferiore del monumento, lasciato come oggi si presenta).

  • Villa Gregoriana

  • Visite Guidate Palestrina

  • Visite Guidate Villa Adriana

    Un itinerario di rara bellezza attraverso la magnificente storia dell’Impero Romano. E' il tour di mezza giornata che da Roma conduce a Tivoli, ammirando alcuni dei più preziosi gioielli dell’architettura dei Cesari. Si comincia con Villa Adriana, fatta costruire nel II secolo d.C. dall’imperatore Adriano, di cui oggi restano solo ruderi, ma che fanno immaginare la grandiosità di una residenza edificata a imitazione dei monumenti greci ed egiziani. I giardini ospitavano panoramiche piscine e grotte, che ispirarono nel Rinascimento Villa d’Este, tappa successiva del tour. Qui c’è da restare ammaliati dai giochi di luce e acqua delle fontane che impreziosiscono i giardini all’italiana.

  • Visite Guidate Villa d'Este

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